giovedì 22 luglio 2010

Anteprima Editoriale del 23 luglio - Tutti colpevoli… tutti innocenti: è tempo di crisi!

L’estate sembra rimandare ogni forma di tentativo… arrivati stanchi, stanchissimi dopo un autunno incomprensibile e una primavera incapace di reazione, siamo arrivati nel cuore dell’estate feriti gravemente dai vari tentativi di sopravvivenza. Questa è la vita dell’impresa dentro ogni circostanza: clienti che non pagano o rimandano, fornitori che si rimandano o non si possono pagare, dipendenti, collaboratori e titolari d’impresa che tentano, cercando altrove senza successo: l’erba del vicino non è più verde come una volta. Tutti alla ricerca del colpevole… tutti si dichiarano innocenti.
Nel frattempo la politica economica domanda sacrificio, rivisitazione, consapevolezza e altro ancora, molto altro ancora. La domanda è posta secca e decisa, ma la risposta chi la deve dare? La classe operaia che non sembra più interessata al “paradiso”? O il ricco, che guarda con disinteresse il cammello entrare nella cruna di un ago? 
Tutti colpevoli, tutti innocenti!...


Osservo la realtà che mi circonda dal di dentro, dentro le circostanze di ogni giorno, fatta da scelte più sbagliate che giuste, più da colpevole che da innocente. La politica economica continua a sfornare ricette e soluzioni, tante ma tante da sfiorare il tantissimo, soluzioni così chiare, da farti sentire imbecille visto che non le comprendi. Proviamo a sentire il commercialista che non è il fiscalista, il consulente del lavoro che non è l’esperto di riorganizzazione aziendale, l’avvocato che non è il recupero crediti, il tuo amico esperto che ti suggerisce un altro avvocato, un altro commercialista… (sai è un amico ci diamo del tu! senti lui..) il tempo passa e ti senti sempre più imbecille di prima, tenti di capirci mentre è in arrivo un bastimento carico di nuove
ricette per capire e ripartire. Lo chef questa volta è diverso, tenta la soluzione alla crisi con una ricetta di destra capace di un contorno di sinistra con al centro un’ipotesi, la sala è pronta a “distribuire il nuovo tentativo”. Proviamoci, anche se i commensali (alcuni e di più ancora), sono già all’estremo delle forze. La politica economica ci prova ancora, tanto la vita in cucina tra una prova e l’altra, continuerà a dar da degustare, di certo loro non moriranno. 
Resta una certezza: siamo tutti colpevoli e tutti innocenti! È tempo di crisi.
Non si trovano le risposte alle tante domande poste: come fare, cosa fare o forse come essere? 
( continua… )

7 commenti:

  1. Tutti colpevoli un paio di balle! Scusate il francesismo.

    La crisi è stata generata da un capitaslismo deviato e dalla speculazione finanziaria fine a se stessa.

    Da regole permissive e da un finto liberismo di facciata: capitalizzare i guadagni e socializzare le perdite, oggi come ieri.

    Aziende come la mia (telecom) sono state saccheggiate, spolpate e poi lasciate andare alla deriva bruciando migliaia di posti di lavoro e tanta tanta ricchezza pubblica che poteva essere redistribuita alla grande.

    Nessuna delle "grandi" società, quelle che fanno il PIL, ha investito gli utili nella ricerca e nella promozione imprenditoriale.

    Paradossalmente solo le mafie con il loro 7% di PIL hanno ragionato in maniera veramente imprenditoriale, investendo e producendo ricchezze (per i loro affiliati)... infatti si vede oggi dalle enormi cifre sequestrate e dagli infiniti immobili per miliardi di euro.

    Questo Paese sta ancora in piedi (ma per quanto ancora?) grazie alla ricchezza prodotta dagli extra-comunitari (6% di PIL) e dalle piccolissime società.

    Le ricette? l'unica ricetta è far pagare i furbi in tutti i modi possibili.

    Questo è un paese di evasori e malandrini che sono nati e prosperano grazie alla predisposizione genetica dell'italico "essere".

    E' tempo di crisi? Dobbiamo cambiare? Bene, cominciamo dai ladri, dagli evasori, dagli speculatori, dalle "cricche" e dal malaffare politico che si annida nelle istituzioni come un cancro terribile.

    Colpevole sarai tu! Io sono la tua vittima!

    Rino Pruiti
    Consigliere comunale vittima di Buccinasco MI
    www.rinopruiti.it

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  2. Pruiti, “capitalismo deviato”? Ma deviato da cosa? La vogliamo finire con questa panzana per cui ci sarebbe un capitalismo “buono” e uno deviato? Questo E’ il capitalismo che piaccia o no, questo è punto e basta. Sembrava perfino piacere molto a partire dall’incredibile ’89, che succede vi siete accorti all’improvviso di come è fatto? “La finanziarizzazione è l’unica maniera a disposizione dei capitalisti degli oligopoli generalizzati e mondializzati per superare la tendenza profonda e intrinseca alla stagnazione” (Samir Amin, economista egiziano). Comunque un centinaio di anni fa qualcun altro lo aveva già scritto: «il capitalismo ha la proprietà di staccare il possesso del capitale dal suo impiego nella produzione, il capitale liquido dal capitale industriale e produttivo, di separare il 'rentier', che vive soltanto del profitto tratto dal capitale liquido, dall'imprenditore [...] l'egemonia del capitale finanziario, è lo stadio supremo del capitalismo in cui tale separazione assume le maggiori dimensioni» (Lenin). Qualche buona lettura, anche del secolo scorso, fa sicuramente meglio che formarsi sulla base del pensiero dei vari Scalfarotto, Serracchiani, Colaninno e compagnia cantante. Dato che ad ogni anniversario della caduta del Muro di Berlino spremete qualche lacrimuccia di commozione per la libertà ritrovata, vi consiglierei di risparmiare le vostre lacrime, il trionfo del capitalismo ve ne farà versare parecchie in futuro, conservatele.

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  3. Jean Valjean, non so di che stai parlando, io ho scrito e intendevo altre cose, di Lenin Scalfarotto e Colaninno non me ne frega una beata fava, quasi non so nemmeno chi sono.

    Io mi riferisco a "questa" crisi e la penso esattamente come il Presidente degli USA e il presidente della Banca Mondiale + un paio di premi nobel per l'economia... ma evidentemente ne sai più tu di loro.

    La tua è fede, e contro la fede bisogna arrendersi.

    In attesa del trionfo/ritorno del capitalismo vorrei che quelli che la pensano come te PAGASSERO IL PREZZO delle proprie opinioni ... o comuqnue basta che paghi tu per me!

    Il vero problema è che i colpevoli non pagano mai... mai!

    Rino Pruiti
    Consigliere comunale economista per caso
    Buccinasco MI
    www.rinopruiti.it

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  4. Scusa Pruiti ma forse mi sono spiegato male (e forse tu dovresti leggere di più, mettiamola così).Sottoscrivo tutto quanto scritto nel tuo primo commento ma non quella definizione di "capitalismo deviato". Non esiste nessuna deviazione il capitalismo è questo: predatorio e basta. Non è migliorabile, questa è un'illusione. O se ne esce o questo è. Il fatto di essere d'accordo con il presidente della Banca Mondiale non mi pare poi una medaglia al valore. I veri colpevoli sono quelli che hanno imposto il pensiero unico del liberissimo mercato, cancellato il conflitto sociale, illuso che la via capitalista fosse l'unica praticabile. Adesso non diamogli anche l'illusione che sia possibile un capitalismo non deviato e per ciò stesso buono, generoso e addirittura con responsabilità sociale.

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  5. Jean Valjean, secondo me si invece. In Italia ne abbiamo avuto dei piccoli esempi: in Sicilia e in Emilia.

    Non chiedo un capitalismo "generoso" o "buono" ma semplicemente "etico" e rispettoso delle regole... sul resto sono d'accordo con te.

    Rino Pruiti
    Consigliere comunale che legge fin troppo invece di agire e fare più esercizio fisico
    Buccinasco MI
    www.rinopruiti.it

    p.s. ma quanti di voi si rendono conto che la propria sintassi e il proprio stile di scrittura sono come un'impronta digitale che li identifica ad un attento osservatore?

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  6. Etico? Il signor Marchionne che ha conquistato tanti cuori anche a sinistra perchè mette il maglioncino girocollo invece di giacca e cravatta, sposta la produzione da Mirafiori alla Serbia per trovare lavoratori a basso costo e senza bizze sindacali. Lo fa nel pieno rispetto delle regole ma con la stessa etica con cui i pirati aprivano la strada al capitalismo inglese, perchè quella è la loro unica etica. Briatore e Marchionne si distinguono solo perchè hanno fatto scuole diverse e perchè il secondo ha avuto una tata migliore che gli ha insegnato lo stile e a non fare il cafone e il primo no. (la battuta sulle impronte digitali invece non l'ho capita).

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  7. Questo è il momento del "che fare": lavorare sulla diagnosi (dove sono i buchi che generano deficit, quali gli interventi per aumentare il PIL sano); stabilendo quindi la prognosi (il tempo entro il quale guarire, cioè tornare in attivo, aumentare l’occupazione, crescere).
    La ricerca dei colpevoli importa meno; che ci sono, che andranno puniti ecc., non mi piace l’ipotesi tutti e nessuno; appare simile a “chi a dato a dato… scurdammoce o passate, nun ce penzamme cchiù”).

    Oggi il Paese spende più di ciò che incassa; lo ha fatto per decenni in passato. Stampando moneta e svalutando la lira. Abbiamo un debito pubblico che spaventa.

    Con l’euro non possiamo farlo e diventiamo ogni giorno più poveri. Le soluzioni diventano poche ed evidenti: lo Stato deve costare meno. I Cittadini e le aziende devono avere più risorse: gli uni per accrescere i consumi, le altre per investire (o se si vuole alla Jean Valjean lo Stato deve investire nell’innovazione: con la amministrazione pubblica che abbiamo io sarei molto prudente, temo altri sprechi).
    Esportare di più vuol dire produrre meglio e con maggiori margini in un mercato mondiale competitivo; vuol dire lavoro, vuol dire crescita dei consumi interni, aumento del tenore di vita.
    Maggiore competitività si ottiene con meno tasse, maggiore efficienza della politica e dei carrozzoni pubblici (INPS e Sanità su tutti); ciò consente all’azienda di essere competitiva senza incidere sulla capacità d’acquisto di chi lavora.
    Questo è l’essenziale: poi al riguardo si può dire e scrivere un’enciclopedia.

    La politica deve tirare la cinghia: non sono abituati e si rifiutano.
    Vogliono che dalla cappa del camino lo Stato (cioè noi, i Cittadini), mantenga i fiumi di euro precedenti.
    La festa è finita e tutti, enti locali e centrali, devono spendere meno e far affluire risorse per gli investimenti, per il lavoro: qualcuno glielo spieghi; glielo imponga.
    Finito il tempo delle cicale, arriva quello delle formiche: cantare meno, essere probi, meno corruttibili, più trasparenti ed onesti.
    Nell’interesse di tutti: saranno, saremo capaci di farlo ?

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