martedì 25 maggio 2010

Corsico - Aperture dei negozi: "Ascolteremo il territorio"

“Già nel corso della mia campagna elettorale ho spiegato ai cittadini che non sono assolutamente d'accordo sull'apertura degli esercizi commerciali per 365 giorni all'anno, perché la risorsa tempo non deve essere destinata esclusivamente al consumo, ma anche a migliorare la qualità della vita, creando  momenti di solidarietà e nuovi legami che contribuiscano al consolidamento di una comunità”: la sindaca di Corsico, Maria Ferrucci replica ai consiglieri di maggioranza  che, rivolgendosi alla stampa, hanno  chiesto alla Giunta di far osservare la chiusura degli esercizi commerciali in alcuni giorni dell'anno e a non concedere deroghe, salvo alcuni casi eccezionali...

“Ho accolto le preoccupazioni dei lavoratori e delle lavoratrici – prosegue la sindaca – impegnati l'1 maggio scorso, ma si trattava di una decisione assunta con ordinanza sindacale già nel novembre scorso. Sono invece convinta che tutti coloro che sono occupati in un'azienda corsichese, e non solo, abbiano dei diritti che vanno salvaguardati. Per il futuro, ogni decisione dovrà essere concordata con tutte le associazioni imprenditoriali, commerciali e con i rappresentanti sindacali tenendo conto delle caratteristiche del nostro territorio e di un confronto puntuale con le Amministrazioni dei Comuni a noi confinanti”.





E’ il governo regionale a disciplinare, con un'apposita norma, l'apertura e la chiusura degli esercizi commerciali. Per legge, possono rimanere aperti tutte le prime domeniche di ogni mese, oltre a quelle di dicembre (comprese tutte le festività) e ad altre cinque decise dal Comune. Restrizioni, però, che non valgono per le attività che hanno una superficie uguale o inferiore a 250 mq che però devono obbligatoriamente rimanere chiuse: l'1 gennaio, il giorno di Pasqua, il 25 aprile, l'1 maggio, il 15 agosto, il 25 dicembre pomeriggio e il 26 dicembre. Tranne nel caso in cui queste festività capitino di sabato, perché in questo caso possono essere concesse deroghe. Ed è quanto avvenuto a Corsico, dopo che gli uffici hanno incontrato l'associazione locale degli imprenditori il 15 ottobre 2009 e, il 16 novembre, contattato le organizzazioni sindacali (che però non hanno mai risposto).
Da tutti i vincoli sono escluse, sempre in base alla legge regionale, alcune attività: rivendite di generi di monopolio, gelaterie, giornalai, gastronomie, rosticcerie, esercizi specializzati nella vendita di bevande (ad es. enoteche), chi vende fiori e articoli di giardinaggio, o mobili, libri, materiali audiovisivi, opere d'arte, oggetti di antiquariato, stampe, cartoline, articoli ricordo, oggetti religiosi o artigianato locale.
“Nell'ambito delle prerogative concesse dalla legge nazionale – conclude la sindaca – intendo concordare, per il futuro, dei criteri tenendo conto del fatto che non ritengo i centri commerciali dei luoghi di aggregazione capaci di rafforzare i legami di una comunità”. Per questo Maria Ferrucci ritiene pleonastica la raccomandazione dei  consiglieri, perché non aggiunge nulla alla linea politica che la sindaca ha deciso di intraprendere e che ha chiaramente esplicitato nel suo programma di governo per la città.


4 commenti:

  1. Tanto basta per riconciliarmi con la nuova sindaca. Aggiungo che quanto affermato da Maria Ferrucci segna anche un apprezzabile spartiacque tra i referenti culturali, e anche sociali, del sindaco di prima e della sindaca di adesso.

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  2. Su questo punto, come molti altri, Sindaco attendo atti concreti. Facci dimenticare l'amministrazione uscente guidata da Graffeo !!!!

    luca furegato

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  3. Farò forse il guastafeste, ma...
    in un periodo di profonda crisi è lecito poter affermare che le "aperture festive" giovino un po' a tutti? Mi spiego:
    l'economia è ferma. Se l'apertura domenicale può essere una spinta per chi forse non ha tempo durante la settimana per andare nei negozi e muovere gli acquisti non vedo cosa ci sia di sbagliato?
    Il tutto, OVVIAMENTE, a patto che i dipendenti siano "invitati" (e non obbligati) alla possibilità di lavorare anche in festività e che siano retribuiti doverosamente per il fatto che lavorano durante una festa (quanti hanno bisogno di qualche soldo in più a fine mese che può derivare da questi straordinari? io credo un bel po' di persone).

    Insomma, non farne un preconcetto, ma dare questa possibilità a patto che venga riconosciuto economicamente ai dipendenti il sacrificio.
    Che dite?

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  4. Sacrosanta la difesa dei diritti dei lavoratori del commercio spesso costretti a turni massacranti, pero' sostenere che i centri commerciali non rappresentino un fenomemo di aggregazione significa negare un po' la realta' od esprimere un concetto di certo non valido per tanti. Personalmente non ne vado pazza, preferisco il clima piu' raccolto del negozio, tuttavia ma ne riconosco l'utilita', soprattutto per chi lavora che ha sempre il tempo contato ed al quale il centro commerciale offre la possibilita' di avere tanti servizi concentrati in un unico posto, magari di domenica dopo una festivita' caduta di sabato quando non si e'riusciti a trovare nessun esercizio aperto. Certo e' che se il grande magazzino diventa abitualmente meta di gita ai soli fini consumistici, viene da chiedersi se forse non ci troviamo davanti ad un fenomeno di impoverimento culturale, forse stiamo gradualmente perdendo l'abitudine ad andare al cinema a vedere un film di qualita', a leggere un buon libro, a vedere una mostra, ad ascoltare un concerto e tanto altro si potrebbe aggiungere. Qui potrebbero entrare in gioco i comuni proponendo (e Corsico lo fa da sempre) attivita' ricreative e culturali che sappiano attrarre soprattutto i giovani, dando un'alternativa dando un alternativa di qualita' allo "shopping weed end".
    E' anche vero quanto detto nel post precedente, gli acquisti comportano la circolazione del denaro e questo a sua volta crea occupazione ... insomma il discorso diventa complesso pero' penso sia ineressante un confronto.
    Ciao da Buccinaschese

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