mercoledì 14 dicembre 2011

Anche i “bocconiani” scherzano: rinviati i tagli a parlamentari e province

Sono seri, sobri, umani perché ci hanno mostrato che anche i professori sanno piangere mentre colpiscono le loro vittime, ma sanno anche scherzare. Ci hanno fatto credere che tagli agli superstipendi dei parlamentari (ma con tanta scienza in dote non sapevano che esulava dalle loro competenze?) e sforbiciate alle province fossero cosa fatta, imminente, da trovare sotto l’albero di Natale. Invece no, si scherzava, tanto per tirarci su il morale in questo grigio tempo di crisi.

Un emendamento depositato nelle commissioni Finanze e Bilancio della Camera riscrive infatti l'articolo 23 della manovra dando più tempo per adeguare alla media europea gli stipendi dei parlamentari italiani e per riassegnare a comuni e regioni le funzioni oggi esercitate dalle province...

La manovra affida a un decreto d'urgenza del governo il compito di ridurre gli stipendi dei parlamentari, qualora entro dicembre 2011 la commissione insediata presso l'Istat con il compito di fissare il livello adeguato di retribuzione non abbia concluso i suoi lavori.

L'emendamento riscrive il testo stabilendo semplicemente che "il Parlamento e il governo, ciascuno nell'ambito delle proprie attribuzioni, assumono immediate iniziative idonee a conseguire" l'adeguamento alla media europea degli stipendi riconosciuti ai parlamentari, senza fissare una scadenza, non c’è nulla in Italia di più avventuroso e rischioso che fissare una scadenza a qualsiasi cosa.

Cambia anche la parte dell'articolo 23 che limita alle funzioni di indirizzo e di coordinamento l'attività delle province.

La manovra cancella le giunte e limita gli organi provinciali al presidente e a un consiglio di non più di 10 membri. Il testo uscito da Palazzo Chigi prevede inoltre che entro il 30 aprile 2012 debbano entrare in vigore le leggi regionali e statali che hanno il compito di trasferire a comuni e regioni buona parte delle funzioni oggi svolte dalle province.

L'emendamento fa ora slittare il termine al 31 dicembre 2012.

Gli attuali organi provinciali decadranno "in ogni caso" alla data del 31 marzo 2013, aggiunge l'emendamento al comma 20. Una modifica che, secondo il governo, si è resa necessaria per consentire a sette province di andare alle elezioni nel 2012, alla scadenza naturale del loro mandato. E ci andranno secondo le vecchie normative. Così ci sarà il tempo per rimangiarsi anche tutto il resto. Pochi passi indietro invece su pensioni, Ici e quant’altro colpisca i comuni cittadini. Perché su certe cose non si scherza e poi un bel gioco, si sa, dura poco.

F.S.

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