Chiamatelo populista, chiamatelo urlatore, chiamatelo comico travestito da politico o politico travestito da comico, chiamatelo come vi pare. Il pregiudizio che accompagna questo personaggio ha pochi eguali in Italia e mi ha sempre lasciato amareggiato oltre che perplesso. La spiegazione di questo è più semplice di quanto si possa credere. Tutto ciò che “si sa” su Beppe Grillo a mezzo stampa o televisivo viene (come buona parte dell’informazione) filtrata da quelli che potremmo chiamare “poteri forti” (politici, industriali, bancari in cima a tutti) e del personaggio Grillo si ha solo l’immagine di Vaffa-man che insulta per accattivarsi un tempo il pubblico ed ora anche l’elettorato.
Grazie al cielo non esistono solo i giornali tradizionali e le sei, sette reti televisive statal-private e privat-statali. Grazie al cielo (o meglio, a chi l’ha inventata) c’è la rete, ci sono i canali satellitari semi-indipendenti, ed è possibile farsi un’ altra idea (non solo su Grillo, ma su tutto quanto ci circondi).
Il Teatro Smeraldo è stato lo scenario inconsueto del tour “Beppe Grillo is back”...

