Il premier Berlusconi aveva detto che anche in caso di pareggio il governo sarebbe andato avanti per la sua strada e così è stato. Forte della maggioranza di 315 voti ottenuta nella stessa giornata di giovedì 3 febbraio (e i voti sarebbero stati 316, cioè maggioranza assoluta, se avesse votato anche il premier, più l’astensione di Barbareschi che ha comicamente sostenuto di essersi sbagliato causa scivolamento del dito sulla tastiera del voto elettronico), il Consiglio dei ministri nella stessa serata ha scavalcato la Commissione approvando il decreto che sarà sottoposto alle Camere, a meno di un intervento del Quirinale non esattamente entusiasta della procedura seguita, al pari delle opposizioni e anche di qualche esponente della maggioranza (Gianni Letta ad esempio)...
